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- Categoria: Anno 2015 -
shoah

Il Giorno della Memoria, come ogni 27 gennaio, ricorda le vittime dell’Olocausto. Ma quest’anno ricorre il 70esimo anniversario della Shoah. Ciò induce a una profonda riflessione su una pagina nerissima della storia dell’uomo, e sulle atrocità avvenute nei campi di sterminio. In un’Europa dilaniata dalla guerra e dall’odio tra gli Stati.

Shoah è un termine ebraico che significa “distruzione”. Perché questo era l’obiettivo della Germania di Hitler: distruggere la razza ebrea attraverso un’opera sistematica di “cancellazione”. L’intento del dittatore nazista era di lasciar vivere solo uomini e donne di razza ariana.


Nel 1941 Hitler dette il via alla cosiddetta “soluzione finale della questione ebraica”, con le prime deportazioni di ebrei. Ma già negli anni precedenti, nei territori occupati dai nazisti e negli Stati alleati con la Germania, nuove leggi imposero restrizioni ai semiti. In Italia furono le leggi razziali promulgate nel 1938 da Mussolini ad avviare le persecuzioni contro gli ebrei.
La Shoah nella memoria collettiva coincide con le immagini dei campi di sterminio, dei lavori forzati, dei fisici dilaniati dalla fame e dalle fatiche. E, infine, dei corpi senza vita ammassati dalle forze armate russe ad Auschwitz, dopo aver incontrato la morte nelle camere a gas. Proprio il 27 gennaio di 70 anni fa il mondo intero seppe cosa Hitler fu capace di compiere.
Si calcola che con l’Olocausto abbiano perso la vita tra i cinque e i sei milioni di persone: soprattutto ebrei, ma non solo. L’odio nazista, infatti, si scagliò contro coloro che non corrispondevano agli “ideali” di perfezione umana. Per cui tra le vittime dei campi di sterminio ci furono anche molti portatori di handicap, minorati mentali e omosessuali.
70 anni sono un tempo troppo lungo, o troppo breve: dipende dai punti di vista. Troppo lungo perché i testimoni viventi di quella terribile pagina di storia stanno morendo. E il rischio che l’umanità dimentichi è ancora molto alto. Troppo breve, tuttavia, per collocare la Shoah in un periodo, anche culturalmente, lontano rispetto a noi. Sono ancora troppe, infatti, le vampate di antisemitismo che di tanto in tanto si accendono nel cuore del Vecchio Continente.
L’Europa ormai è una terra priva di guerre, un insieme di Stati che sognano l’integrazione nonostante le mille difficoltà e gli egoismi nazionali. Ma c’è ancora molto da fare per garantire la pace e i diritti umani ai nostri figli, specialmente in tempi di crisi economica. E c’è ancora molto da ricordare, per non dimenticare.

 

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